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domenica 27 dicembre 2015

Sull'orlo del precipizio_Antonio Manzini




Antonio Manzini
Sull'orlo del precipizio
Sellerio editore
collana: Il divano



L'ho ricevuto come regalo per Natale e non c'è niente di meglio che trovare sotto l'albero un libro di Antonio Manzini.
Letto in un soffio, un'ora, perché sono 115 pagine, ma soprattutto perché Antonio Manzini è uno dei pochi che scrive veramente bene, viscerale, accattivante.
Una satira geniale che cerca di riportare al mondo dell'editoria ciò che è già accaduto in altri campi, fagocitati dalle grandi multinazionali, i libri ridotti a un prodotto, gli scrittori ridotti a un codice. E non ci siamo tanto lontani anche nel mondo dell'editoria (c'è stata la fusione Mondadori-Rizzoli e per il momento restiamo ancora in Italia), quanto manca a essere inglobati dalla mafia russa e dal mercato cinese?
Un noir dell'editoria, un incubo maledettamente vero.

Attenzione lettori perché la scelta spetta anche a noi, che possiamo orientarci verso le letture buone e verso le case editrici indipendenti, per non farle sparire.

Io l'avevo detto che Antonio Manzini non era solo Rocco Schiavone, così come Andrea Camilleri non è solo Montalbano, ve l'avevo detto molto molto tempo fa, che quando uno scrive bene scrive bene tutto.

Un plauso allo scrittore e alla casa editrice, come sempre.



© Miriam Caputo, riproduzione riservata

lunedì 17 agosto 2015

Era di maggio-Antonio Manzini

Era di maggio-Antonio Manzini, Sellerio editore 



La memoria
Luglio 2015


Questa non è la recensione dell'ennesima donna innamorata di Rocco Schiavone. Queste poche righe vogliono essere l'elogio di Antonio Manzini come scrittore e come creatore di un personaggio tanto straordinario.  E della casa editrice che, nel triste panorama dell'editoria italiana, sa mantenere una qualità così alta.
Sicuramente Era di maggio è il più completo dei quattro romanzi con protagonista Rocco Schiavone, il quale, in quest'opera raggiunge l'apice della sua ironia ma,  a mio modestissimo parere, si è anche intenerito. Oppure dietro la sua scorza dura è sempre stato tenero e romantico.
Il più completo dicevo, perché ci sono molteplici vicende, alcune rimaste irrisolte dal precedente Non è stagione, strascichi quindi, ma anche vicende nuove, e spiragli... Chiuso il libro sono rimasta come sempre con un groppo alla gola e con una morsa allo stomaco, perché Antonio Manzini è  uno dei pochi capace ancora di emozionarmi.  
Una scrittura completa per la molteplicità delle vicende - alcune invero lasciate ancora irrisolte, creando un ponte con il prossimo romanzo- per i luoghi -Rocco attraversa l'Italia da nord a sud- per le descrizioni, e per i registri narrativi. Dal comico, all'azione, al poetico, al drammatico.
Dicendovi che Era di maggio è il più completo,  nulla voglio togliere agli altri romanzi di Antonio Manzini. Io ho adorato Pista Nera, e conosco la penna di Antonio ancora da prima, dai racconti delle raccolte in giallo Sellerio, come l'Accattone, ai racconti scritti a quattro mani con Niccolò Ammaniti, come Sei il mio tesoro.
Se non lo avete ancora letto, non aspettate a farlo. Presto verrà girata la versione televisiva, che sono sicura sarà bellissima, ma leggetelo da subito. Ne vale la pena.
Copyright Miriam Caputo, riproduzione riservata.


"Non era mai stato capace di addormentarsi abbracciato a una donna che non fosse Marina. Con lei riusciva a passare una notte intera aggrovigliato al suo corpo senza spostarsi, senza sgranchirsi le braccia, cullato dal suo respiro  si addormentava per inseguirla nei sogni"

lunedì 25 maggio 2015

Quando arrivarono i tedeschi_Gianluca Meis






Gianluca Meis

Quando arrivarono i tedeschi


Genere: racconti

Copertina e illustrazioni: Francesca Lancisi



Cinque racconti brevi in cui ogni parola è cesellata come in una miniatura preziosa.

La guerra raccontata non come nei libri di storia ma dal punto di vista delle donne e dei bambini.

Racconti poetici ma anche forti, uno autobiografico e altri di pura invenzione ma ugualmente reali. 

Le esecuzioni viste dagli occhi di un bambino, 

le staffette partigiane, l'egoismo, la diffidenza, la follia cui porta la guerra. E la paura.

Un libro profondo che vi consiglio vivamente, si legge in fretta ma resta a lungo dentro.

copyright Miriam Caputo, riproduzione riservata


L'autore

lunedì 20 aprile 2015

Mare al mattino

Mare al mattino_ Margaret Mazzantini
Einaudi 2011






"Mare al mattino" é stata la prima recensione che ho scritto. Un libro che tratta il tema dell'immigrazione, della disperazione di chi scappa in cerca se non di una vita migliore, almeno della sopravvivenza. Voglio riproporla per chiedere scusa alle vittime della ecatombe di ieri.

 Il romanzo racconta di due viaggi, di due madri e due figli, Jamila e Farid, Angelina e Vito.

Jamila e Farid fuggono dalla loro casa nel deserto a causa della guerra. Lasciano la loro esistenza povera ma felice, i giochi, le danze, i profumi del deserto.
 Farid ha un appuntamento quotidiano con una gazzella che si presenta a  casa sua nel suo giardino e si fa imboccare da lui, ma un giorno Farid mancherà all’appuntamento perché è dovuto scappare e lascerà la ferinità dell’animale addomesticato, docile ed affidabile per la malvagità umana, per un viaggio della speranza, prima attraverso il deserto, poi attraverso il mare.
Angelina e Vito vivono in Sicilia.
Angelina è un’insegnante separata dal marito avvocato.
Vito ha appena sostenuto l’esame di maturità e non sa che fare della sua vita. Forse per fare una scelta bisogna ritornare alle origini. Così madre e figlio ritornano in Libia assieme alla madre di lei, Santa. Angelina era stata araba per i primi undici anni della sua vita, quando l’Italia era una colonia della Libia.
Dopo la fine della guerra Angelina e la sua famiglia erano stati costretti a ritornare in Italia, abbandonando la propria casa, il proprio lavoro, la scuola, le amicizie, gli amori, la vita.
Giunti in Italia sono stati trattati da profughi pur essendo italiani. Una condizione ibrida, né italiani, né clandestini, cosa che porterà Angelina a cercare una propria collocazione per lungo tempo, fino ad assuefarsi a questa condizione di precarietà, che trasmetterà senza volerlo anche al figlio, anche dopo che si sarà sposata, sistemata collocata, sarà una condizione e sensazione che non la abbandonerà mai e che si trasmetterà quasi come un peccato originale.
Il ritorno il Libia alla ricerca della propria casa, dei defunti, di vecchi amori, di promesse. Ma molte cose sono cambiate.
Le due storie sono separate ma si toccano. Il trait d’union è il mare, che separa e unisce. Le unisce l’elemento del viaggio, il desiderio di una vita migliore, la ricerca, il mare che separa le coste e che separa le vite. Le unisce un amuleto ritrovato sulla spiaggia.
Anche i personaggi sono uniti dal mare, il mare come forza per ritrovare sé stessi, come mezzo per alienarsi dal mondo per Angelina e Vito, il mare come speranza, per  Jamila e Farid.
Ciò che sembra essere la salvezza per Jamila e Farid, e per tutte le anime che realmente ogni giorno perdono la vita anelando a quelle coste, la Sicilia, è una condanna per la famiglia di Angelina (e di conseguenza anche per Vito), cui è stata strappata la terra sotto i piedi, estirpate le radici.
La Sicilia, che non si può definire, la Sicilia che è e basta, nella sua grandezza, per Angelina e la sua famiglia è solo negatività, rappresenta l’approdo dopo la tragedia, lo strappo dalla vita, per condurre la vita di qualcun altro, nel corpo si sé stessi.
Ciò che unisce queste due coppie di madri e figli è, oltre l’amore materno, l’esistenza precaria, sia nella materialità sia nelle sensazioni, descritte benissimo dall’autrice. Una scrittura che scava, molto viscerale. Sembra che sia l’autore che il lettore si facciano trasportare, abbandonando ogni barriera.
Il romanzo diventa così una storia non solo di fatti ma un ripercorrere di emozioni, promesse abbandoni, rimpianti, rabbia, alienazione, colpe individuali, colpe collettive.

 copyright Miriam Caputo riproduzione riservata

venerdì 13 marzo 2015

Mostre a Torino


La primavera porta con sé una ventata di Arte nella mia città.

Vi segnalo due mostre molto interessanti alle quali farò di tutto per partecipare.

La prima, alla galleria d'arte moderna GAM dedicata a Modigliani e alla Boheme parigina. 
Novanta opere, per respirare atmosfere di inizio novecento.
Ci sono anche Brancusi, Soutine, Utrillo, Chagall, Gris, Marcousiss, Survage e Picasso.

Dal 13 marzo al 19 luglio 2015. Torino GAM, via Magenta 31



Amedeo Modigliani ritratto di dédie 1918 olio su tela




Amedeo Clemente Modigliani,(fonte Wikipedia)

 noto anche con i soprannomi di Modì e Dedo (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi24 gennaio 1920),
 è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da tubercolosi, morì all'età di trentacinque anni. 
È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise.



La seconda mostra è dedicata  alla pittrice polacca Tamara de Lempicka, appartenente alla corrente artistica dell'Art Decò (fonte : Wikipedia)
presenterà all'incirca cento opere a percorso tematico e farà tappa a Torino, palazzo Chiablese, dal 19 marzo 30 agosto 2015.
per poi spostarsi a Budapest, Hungarian Art Gallery (7 ottobre 2015-31 gennaio 2015)

"Kizette en rose"  Tamara De Lempicka, olio su tela, 1926


copyright Miriam Caputo, immagini tratte dal web

mercoledì 18 febbraio 2015

I milanesi ammazzano al Sabato_ Giorgio Scerbanenco



"Le donne che non hanno paura di mangiare sono le migliori donne"


L'unica frase positiva che ho trovato in questo libro, di una violenza inaudita, fisica ma sopratutto morale. Scritto magistralmente, con uno stile limpido, chiaro ed asciutto, in modo tale che la meschinità umana venga a galla ancor più prepotentemente. 
Pochi orpelli nel linguaggio mettono meglio in evidenza la crudezza dei fatti:un padre che cerca giustizia per la propria bambina, una minorata mentale, scomparsa da cinque mesi.

Il personaggio del papà fa una pena da strappare davvero il cuore. Duca Lamberti, il protagonista, con la sua squadra di inquirenti indaga nei bassifondi e nei bordelli di Milano.

Di Scerbanenco, scrittore che ha spaziato nei generi più disparati, considerato il padre del giallo italiano, io ho sempre letto solo racconti, è il primo romanzo che leggo e non sarà di sicuro l’ultimo che leggerò.
 "I milanesi ammazzano al sabato" fa parte di una quadrilogia e sono consapevole che avrei dovuto leggere prima gli altri, partendo da "Venere Privata" per chiarire le vicende che riguardano Duca Lamberti, sia private sia professionali (la prima frase che ho citato la pronuncia verso la sua donna Livia, ma devo capire meglio i loro rapporti). Tuttavia io tendo a scegliere i libri così, a istinto a fiuto, lo volevo leggere, l'ho divorato e non mi sono pentita. Con Scerbanenco non si sbaglia mai.

© Miriam Caputo, riproduzione riservata


"I criminali non sono mai intelligenti. La delinquenza è una forma sordida e pericolosa di idiozia, nessuna persona, appena appena intelligente, fa il ladro, il rapinatore, l'assassino".



"La civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio, nel tentativo di salvarlo. In fondo è una forma di delicatezza e di rispetto dell'opinione altrui di morire da sé"



lunedì 16 febbraio 2015

Le notti bianche _ Fedor Dostoevskij




Non molto tempo fa alla presentazione di un best seller l’autore disse che oggi Dostoevskij avrebbe avuto bisogno di editing. Come io mi sia ritrovata in una situazione del genere è uno dei misteri della mia vita, ed altrettanto inspiegabile è come di fronte a cotanta bestemmia letteraria io sia rimasta gelata da non batter ciglio (cosa che mi capita spesso) e da non alzare i tacchi, mostrare le terga e andare via.
Ma io mi chiedo, da donna che legge e che scrive: esistono solo i gesti, la praticità, le trame complesse, la descrizione dei personaggi e dei luoghi o esiste anche un’interiorità, i luoghi dell’anima, il rapporto del personaggio con sé stesso, la dimensione onirica?
Il protagonista di questa storia è un sognatore, schivo, chiuso in sé stesso. la tematica del sogno è ricorrente in Dostoevskij.
Il sognatore esce dal suo guscio e conosce di notte (quattro notti per la precisione) una ragazza che vive sola con una nonna cieca. I due si raccontano nella loro interiorità e nei loro pensieri e ne escono, oltre che una bellissima storia d’amore, due personaggi vivi, più reali di tanti personaggi raccontati con l’azione.
“C’è più sincerità nei nostri sogni che nelle azioni della nostra vita” diceva Freud e io non posso che concordare.
Nel sogno ciascuno trova o scopre qualcosa di sé, sostiene André Gide nella postfazione all’edizione Oscar Mondadori. Ed è questa la vera letteratura, quella che ci permette di rispecchiarci, aggiungo io.
da questo racconto o romanzo breve è stata tratta una versione cinematografica: un film di Luchino Visconti. Con Clara CalamaiMarcello MastroianniJean Marais,Maria SchellMaria Zanoli.  https://www.youtube.com/watch?v=xAQFpknkUTk


© Miriam Caputo, riproduzione riservata

martedì 3 febbraio 2015

Non è stagione_Antonio Manzini




Non è stagione
Antonio Manzini
Sellerio editore, 2015
collana: La Memoria


"Non è stagione" perché? 

Perché ad Aosta nevica a maggio,  mentre una ragazza figlia di ricchi imprenditori viene rapita. Il commissario, ops, vicequestore Rocco Schiavone, che se ne infischia della burocrazia e dei metodi ortodossi, lotta con tutto se stesso per salvare la ragazza, con l'aiuto della sua fedele squadra, compresi D'Intino e Deruta, che fanno morire dal ridere. Nella risoluzione di questo caso il vicequestore scopre una melma di infiltrazioni di delinquenza, proprio qui (io sto vicina ad Aosta) dove nessuno se lo immaginerebbe mai. E invece, è proprio così, è una vicenda molto attuale.



Ci sono due categorie di libri difficili da recensire o da commentare, secondo me. Quelli che non mi sono piaciuti per niente, ammesso che io sia riuscita a finirli e quelli che mi sono piaciuti troppo, come questo.

Avevo già avuto modo di parlarvi della bravura di Antonio Manzini, nella recensione di Pista nera e de La costola di Adamo
"Non è stagione" è ancora meglio, è il più riuscito della serie di Rocco Schiavone. Per il modo in cui l'autore ci tiene con il naso incollato al libro per sapere come la storia avvincente andrà a finire. Per come mescola sapientemente ironia, cinismo, romanità, poesia e malinconia. Per come delinea il personaggio di Rocco e il suo dramma umano e allo stesso tempo ci regala dei momenti comici degni della migliore commedia all'italiana, quella che rimpiangiamo che non esista più e che invece Antonio Manzini fa rivivere. Per la goduria nel leggere che provoca.  Per come ci lascia con il fiato sospeso fino alla fine nella vicenda del rapimento di Chiara, ma anche nelle storie parallele, sia della sua vita privata, sia non, sia del suo passato, sia del suo presente. A tal proposito Antonio Manzini è stato magistrale nel creare un aggancio fenomenale al prossimo libro, che tutti non vediamo l'ora che esca.

Per me c'è un motivo in più per cui posso dire che è un libro  speciale. Pochi libri mi hanno emozionata così e mi hanno lasciata con un groppo alla gola come questo. 
La difficoltà mia sta nello spiegarmi e nello spiegare il groppo alla gola, ma non credo sia necessario. "L'essenziale è sempre invisibile agli occhi" (citAntoine de Saint-Exupéry).


Vi lascio con una serie di immagini 


La prima immagine è un testo: si tratta, per me, di una delle più belle dichiarazioni d'amore che siano state scritte da un Uomo alla sua Donna (che non c'è più). 
Una dichiarazione vera, umana, commovente e soprattutto non diabetica (odio gli sdolcinamenti e i cuoricini, li trovo così falsi)


ph copyright Miriam Caputo



Questi invece siamo io e mio marito con la nostra copia di "Non è stagione" (foto che abbiamo scattato per il contest organizzato dalla Pagina Ufficiale di Antonio Manzini su facebook
Ho allestito il set fotografico apposta!)


Ph copyright Miriam Caputo


L'Autore fotografato da me medesima in persona personalmente (cit. Andrea Camilleri)
al Salone Internazionale del libro di Torino





© Miriam Caputo riproduzione riservata






giovedì 8 gennaio 2015

Gennaio 2015_ tempo di bilanci

Buongiorno, e tantissimi auguri di buon anno a tutti.
Le feste sono finite, finalmente (...ops...) ma spero di essere ancora in tempo per esprimere i miei auguri.
Che sia un anno pieno di letture, di cultura e di crescite personali e collettive.

L'inizio dell'anno è sempre un momento di bilanci per tutti, volenti o nolenti. Nolente sono soprattutto io. Non che mi sottragga alle responsabilità, ci mancherebbe, anzi senza false modestie ogni tanto dovrei imparare a farlo! Ciò che mi rende un po' perplessa è che lo si debba fare tutti nello stesso momento. Tuttavia alla fine, come dice il buon vecchio e caro "Osho" ogni tanto provo a cedere, lascio andare, e mi comporto anche io secondo il calendario e le convenzioni. Lasciar andare è liberatorio per la filosofia zen. . .

Basta chiacchiere, mi sono svegliata con l'idea di fare un elenco (ma non è un mero elenco, c'è anche il link alle recensioni, oppure spendo qualche parola) dei migliori libri letti nel 2014, dei libri che ho sul comodino (pare vada tanto di moda anche sui social), dei primi acquisti librosi del 2015 e del primo film (uno solo per ora) che ho visto nel 2015.


I migliori libri che ho letto nel 2014 (solo i primi 10) se cliccate sul titolo c'è il link alla recensione, e su tumblr ho creato il photoset completo.
in ordine rigorosamente sparso:
1) Se chiudo gli occhi, Simona Sparaco;
2)Todo modo, Leonardo Sciascia;
3) Donne, Andrea Camilleri;
4) Una-storia-semplice, Leonardo Sciascia;
5) Il sogno di scrivere Roberto Cotroneo;
6) Domani nella battaglia pensa a me, Javier Marias;
7) La costola di Adamo, Antonio Manzini;
8) Io ero l'Africa, Roberta Lepri;
9) Pista nera, Antonio Manzini;
10) Colazione da Tiffany, Truman Capote.

Libri in  rilettura:

- Come Dio comanda, Niccolò Ammaniti (Mondadori), in rilettura.
Ammaniti per me resta sempre il migliore, l'unico che ho sempre letto e riletto volentieri anche quando non avevo l'abitudine di rileggere. Il motivo non riesco tanto a spiegarlo, anche se dovrei. Forse perché è scorrevole e viscerale, è una lettura che ti prende senza staccare il naso, lo stomaco, il cuore e ogni parte del corpo dal libro. Forse perché ha il dono della leggerezza, a tratti  fa ridere pur trattando di tematiche spesse come in questo libro e come sempre. Forse perché. . . l'amore non si spiega. Leggetelo pure voi (se ancora non lo avete fatto) e fatemi sapere. . .




_ Se una notte d'inverno un viaggiatore, Italo Calvino (Mondadori), in rilettura.
Mettiti comodo lettore. 
Qui siamo agli antipodi. Una lettura non semplice, un vero e proprio esperimento letterario, costruito a tavolino, in modo a dir poco geniale. I racconti sono incompiuti ma è il lettore il padrone, il vero protagonista della storia. Qui sta il colpo di genio, nella chiave (o nelle chiavi) di lettura. Un vero grattacapo, non scorrevole, non trascinante, ma imprescindibile da leggere , inevitabile da rileggere.








_Aspettando Godot, Samuel Beckett, (Einaudi), in rilettura:

Una lettura necessaria per chi come me ama il teatro. Un'opera portatrice di un sanissimo relativismo che consiglio a chi tende a mettere le etichette e crede di avere sempre la verità in tasca.











Libri in lettura: 


_Raymond Carver, Cattedrale (Einaudi)
 Racconti che sono delle perle, puliti senza sbavature, che entrano direttamente in medias res.














I primi acquisti librosi del 2015:


Pizza per autodidatti, Cristiano Cavina  (Marcos y marcos)
un saggio sulla pizza, che per noi italiani resta sempre il piatto più buono che ci sia











La relazione, Andrea Camilleri, (Mondadori)
un romanzo Hitchcockiano del Maestro Camilleri.













Libri in prossima uscita in libreria: 



Antonio Manzini, Non è stagione, Sellerio editore
Il tanto atteso ritorno di Rocco Schiavone.












Infine, il primo film che ho visto nel 2015 (anche se era uscito già nel 2014)

Non sono una critica cinematografica, ma mi permetto di consigliarvi vivamente di vedere questo film. 
A me è piaciuto moltissimo. La tematica razionale/irrazionale, scienza/magia è interessantissima. L'interpretazione di Colin Firth  magistrale, ma soprattutto la colonna sonora è strepitosa, selezionata da quel genio esperto di musica jazz che e' Woody Allen. Il nome da solo è una garanzia. Naturalmente per apprezzarlo dovete apprezzare l' ironia e il jazz, insomma dovete avere buon gusto ;)






© Miriam Caputo riproduzione riservata