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giovedì 30 maggio 2013

I migliori ci lasciano: FRANCA RAME



"Chiamatemi strega"
monologo scritto da Barbara Giorgi per Franca Rame

"Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo. Potete chiamarmi Strega.

Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.


Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche, sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.


E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!

Per cui sono Strega.

Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale… sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e … folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro."










Lo stupro 


Il brano che ora reciterò è stato ricavato da una testimonianza apparsa sul “Quotidiano Donna”, testimonianza che vi riporto testualmente.
Si siede sull’unica sedia posta nel centro del palcoscenico.
FRANCA C’è una radio che suona... ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore... amore...
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena... come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra... con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce... la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza... Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare... è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena... s’è seduto comodo... e mi tiene tra le sue gambe... fortemente... dal di dietro... come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce... né gran spazio... forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento... Respiro a fondo... due, tre volte. Non, non mi snebbio... Ho solo paura...
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa... lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli... li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe... in ginocchio... divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo... un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette... sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere... Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo... mi tagliano anche il reggiseno... mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature...
Ora... mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola... non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo... i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No... sì...” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore... pardon... l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere... e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male... nel senso che mi sento svenire... non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo... per l’umiliazione... per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello... per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero... mi fanno male anche i capelli... me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia... è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino... cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. I polizioti... gente ce entra, che esce... Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido...
Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò domani.

Buio.























lunedì 27 maggio 2013

Salone internazionale del libro di Torino, il mio resoconto finale


Fra  le presentazioni cui ho assistito domenica 19 maggio al Salone del libro di Torino (che per me è stata la giornata conclusiva) si può rinvenire un trait d’union: le presentazioni di libri sono diventate dei veri e propri spettacoli, commiste di musica e di teatro, anche ad alti livelli. A ciò si aggiunga che il tema centrale di quest’ultima edizione del Salone, appena trascorsa, era proprio la “creatività”.
È molto bello che la creatività sia “unica” e che non ci siano compartimenti stagni, poiché anche la scrittura è una forma di Arte a tutti gli effetti ed è giusto che si fonda con altre forme creative. Per parte mia è anche giusto che l’artista vero si formi su tutto, e non si soffermi su una tecnica specifica, ma è giusto che il punto focale sia la trasmissione di “emozioni”.
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La prima presentazione cui ho assistito domenica 18 maggio, è stata quella dell'Ulisse di James Joyce nella traduzione di Gianni Celati per Einaudi Editore, accompagnata dall'esibizione magistrale del "monologo di Molly Bloom " da parte dell'attrice Chiara Caselli

La seconda presentazione cui ho assistito è stata quella de “Il corpo umano” opera seconda del giovanissimo e talentuoso scrittore Paolo Giordano, già vincitore del premio Strega con il suo romanzo d’esordio, “La solitudine dei numeri primi”.
Personalmente “il corpo umano” non mi è piaciuto molto, l’ho trovato davvero difficile da leggere, a tratti, mentre “la Solitudine dei numeri primi” l’ho letteralmente divorato, ed ho apprezzato la grande introspezione psicologica dei personaggi.Tuttavia questa presentazione mi è piaciuta molto, sia per l’aspetto artistico (accompagnamento con musicisti  bravissimi, letture di un attore davvero emozionanti, proiezioni di video e film, luci soffuse) sia per il taglio che Giordano stesso ha voluto dare.

© Miriam Caputo

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Paolo Giordano ph copyright Miriam Caputo

Chiara Caselli ph copyright Miriam Caputo












Le immagini (come i contenuti, del resto) sono mie e sono coperte da © , è vietato qualsiasi uso senza esplicita richiesta e autorizzazione.
è una falsa convinzione dettata dall'ignoranza che tutto che ciò che sia su internet sia libero. Invece senza autorizzazione è vietato scaricare anche per uso personale ciò che è coperto da © Si veda a tal proposito il mio Reportage su Oubliette magazine sul dibattito, svoltosi all'ultima edizione del Salone del libro, sulle nuove tecnologie e la tutela del diritto d'autore.




domenica 26 maggio 2013

Maggio mese dei libri

Maggio non e' solo il mese del salone del libro, ma e' anche il mese dei libri.
Sono stata talmente impegnata con il salone del libro che non avevo notato che anche il mio " La ragazza dagli occhi grandi" si trova scontato del 20% ( 12.80 € invece che 16 €) alla Feltrinelli e 



venerdì 24 maggio 2013

Salone del libro di Torino, dal vecchio al nuovo, da incontro con Eugenio Scalfari, a dibattito sul nuove tecnologie


Se il problema di dover scegliere fra i molteplici eventi presentati al salone del libro si era già presentato durante la settimana, ovviamente nelle giornate di Sabato e Domenica si triplica. Personaggi di spicco, dibattiti interessanti, eventi che si sovrappongono come orari, code interminabili
In questo articolo voglio parlare di due cose molto diverse, accomunate non solo dal fatto che si sono svolte nella stessa giornata, ovvero Sabato 18 maggio, ma anche da altro, poiché un incontro riguarda il passato, un rappresentante  del “vecchio giornalismo” importantissimo per l’informazione nel nostro paese, Eugenio Scalfari. L’altro riguarda un dibattito sui problemi generati dalle nuove tecnologie, prima di tutto la tutela del diritto d’autore, e del “nuovo giornalismo” il giornalismo online, quello che io stessa sto facendo scrivendo, e voi, leggendomi.
copyright Miriam Caputo
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Eugenio Scalfari ph copyright Miriam Caputo










Le immagini sono mie e sono coperte da copyright, è vietato qualsiasi tipo di uso senza esplicita richiesta e autorizzazione



mercoledì 22 maggio 2013

Addio Don Gallo



Chi riconosce l'appartenenza alla famiglia umana, come fa a non aprire le porte? Poi io, come cristiano, come faccio a non essere accogliente? E io ti accolgo come sei, come persona, perché ancora prima di essere maschio, femmina, omosessuale o straniero, uno è persona, cioè un soggetto di autonomia.

Don Andrea Gallo 



martedì 21 maggio 2013

Luis Sepùlveda e la poesia cilena. Un incontro “emozionante”


Ore di fila in piedi per incontrare un uomo eccezionale, ne è valsa davvero la pena! Un uomo semplice, come solo i “grandi” sanno essere, che parla perfettamente in italiano con un accento spagnolo simpaticissimo.
Punto focale dell’incontro non è stata la produzione letteraria di Luis Sepùlveda, ma la poesia cilena, paese ospite del Salone internazionale del libro di Torino 2013.
Quando si pensa alla poesia cilena si pensa a Pablo Neruda, ovviamente. Questo reading mi ha permesso di conoscere poeti che non conoscevo, oppure che conoscevo solo di nome, compresa la poetessa Carmen Yanez, che era presente a raccontarci della sua ultima raccolta, edita da Guanda editore.
Alla conoscenza si affianca l’emozione. Io non trascuro mai le sensazioni, positive o negative, che qualsiasi evento mi lascia, aspetto che per me è fondamentale, importante tanto quanto, se non di più dell’aspetto tecnico conoscitivo (copyright Miriam Caputo)

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Luis Sepulveda e Carmen Yanez






alcuni dei poeti cileni cui è stata dedicata l'edizione 2013 del salone internazionale del libro di Torino




le immagini sono mie e sono coperte da © e' vietato qualsiasi tipo di uso senza esplicita richiesta e autorizzazione





lunedì 20 maggio 2013

Salone del libro di Torino

Salone del libro di Torino 2013

resoconti

... stay tuned. ...




Luis Sepulveda, immagine tratta dal web












immagini tratte dal web

sabato 18 maggio 2013

Prima giornata al salone del Libro di Torino 2013

Il reportage della prima giornata del salone del libro, raccontato da me e pubblicato da Oubliette Magazine.
http://oubliettemagazine.com/2013/05/18/salone-del-libro-di-torino-2013-la-prima-giornata-raccontata-da-miriam-caputo/

Il conferimento del premio letterario Mondello da  Melania Mazzucco allo scrittore ungherese Peter Esterhazy.
Amore e sesso nell' antica Roma, raccontati da Alberto Angela.

© Miriam Caputo


Peter Esterhazy ph copyright Miriam Caputo


Alberto Angela ph copyright Miriam Caputo






le immagini sono mie e sono coperte da © e' vietato qualsiasi tipo di uso senza esplicita richiesta e autorizzazione

venerdì 17 maggio 2013

Salone del libro Torino_ stiamo lavorando per voi



Una piccola anticipazione sul salone internazionale del libro di Torino, l'evento culturale più importante di tutto il Paese, punto di incontro fra lettori, scrittori, editori, e  quest'anno anche artisti, visto che il tema è la creatività, "dove osano le idee". Paese ospite: il Cile, regione ospite: la Calabria

stay tuned....stiamo lavorando per voi....











Alberto Angela 




Melania Mazzucco



Peter Esterhazy, scrittore ungherese



Le foto  sono mie e sono soggette a copyright (come tutti i testi miei) Non possono essere utilizzate, riprodotte, condivise, senza esplicita richiesta e autorizzazione.


mercoledì 15 maggio 2013

sabato 4 maggio 2013

Audrey Hepburn_ nata il 4 maggio 1929

Tutti la amano per la sua classe innata, il suo viso etereo è riprodotto su magliette, borse, portachiavi e gadJets di ogni genere. I suoi posters invadono le camerette delle adolescenti. Le donne invano tentano di imitare il suo stile (talvolta anche in maniera ridicola) Audrey è davvero un idolo trasversale, che oltrepassa le generazioni, unica ed inimitabile.


Tutti la ricordano avvolta nel tubino nero, malinconica, in colazione da Tiffany, tutti la ricordano nella magnifica cornice di Roma e sulle scalinate di piazza di Spagna in "roman hollydays"


molti la ricordano in "Sabrina", molti sanno che negli ultimi anni della sua vita dimostrò bellezza d'animo, oltre che bellezza esteriore, come ambasciatrice Unicef.










Pochi sanno che Audrey è stata un'eroina della resistenza, una ballerina,  un'attrice di teatro , prima di divenire una diva del cinema, oltre che un'icona indiscussa.



copyright Miriam Caputo

immagini tratte dal web



"Semplicità e verità sono le sole cose che contano, vengono da dentro, non si può fingere"

(Audrey H.)












mercoledì 1 maggio 2013

Festa dei lavoratori e "Cani lavoratori"

Buon primo maggio a tutti,
con l'occasione ripropongo il mio articolo "I cani lavoratori" pubblicato dalla rivista So&so per la festa del lavoro 2012





Ci sono cani e cani, ci sono cani randagi, soli, abbandonati, maltrattati, ci sono cani amati, nei nostri cortili, nelle nostre case, nelle loro cucce, sui nostri tappeti, sulle nostre poltrone. Ci sono cani nei canili che  attendono solo un po’ di carezze e di calore. Ci sono cani che stanno tutto il giorno da soli, ci sono cani che convivono con altri cani, o con gatti o con altri animali.
Ci sono cani usati come giocattoli dai loro padroni, oppure come trofei nelle gare di bellezza, pettinati, tolettati, profumati, vestiti, “umanizzati” e quindi privati della loro dignità canina.



E poi ci sono i cani lavoratori, scelti fra razze selezionate, ma anche fra meticci di esse,  nati e cresciuti o meglio “addestrati” per servire l’uomo.

 Il termine unità cinofila indica l’unità composta dal cane e dal suo conduttore, a servizio sia della polizia per servizi preventivi, sia della polizia giudiziaria, e quindi a scopo di indagine,  a fungere quale strumento di scoperta di sostanze oggetto di ricerca per finalità di polizia giudiziaria, quali stupefacenti, resti umani, tracce di sangue, esplosivi (per la ricerca di questi ultimi sono usati in particolare cani di razza Labrador Retriver). Il cane è anche addestrato a ricercare ed inseguire persone, tramite traccia o cono d'odore. Nell’arma dei Carabinieri vi è un apposito Servizio Cinofili, nella Polizia di Stato, un Reparto Cinofili.
Il cane viene visto come uno strumento di espansione delle capacità umane. Là dove non arriva l’uomo, arriva l’animale con il suo odorato ed udito (ma soprattutto il primo) potenziati.
Ci sono poi i cani da valanga, oppure i cani da salvataggio in acqua, utilizzati dalla Protezione Civile per la ricerca dei dispersi. 

Tutti ricordiamo le immagini del terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009, disastroso, e di quanti sopravvissuti siano stati ritrovati dai nostri fedeli e addestrati “amici”.





All'inizio i cani da valanga erano principalmente San Bernardo, oggi si preferiscono razze come il Pastore Belga ed il Pastore Tedesco. Più in generale, si cercano qualità come robustezza, coraggio e socievolezza con gli altri cani.  
Per il salvataggio in acqua sono utilizzati principalmente Labrador e Terranova, nuotatori per vocazione. Tuttavia si è riusciti nel corso degli anni a brevettare e rendere operativi centinaia di cani anche di altre razze, tra cui anche dei Pit Bull, a dimostrazione che l’aggressività non dipende dal cane, ma dall’addestramento che riceve.

Infine, ci sono cani da accompagnamento per i non vedenti, che frequentano una vera e propria scuola di addestramento cani per ciechi, che termina con tanto di diploma professionale, e lavoro assicurato! Sono scelti per le loro doti, di socievolezza, di affidabilità, perché devono prendersi cura di una persona oltre che guidarla, di adattabilità, perché si devono adattare al passo della persona ed andare in “qualsiasi” posto questa abbia bisogno, anche luoghi che per il cane possono essere molto disagevoli, come ad esempio il tram o la metropolitana, con i fischi dei treni fastidiosi per le orecchie del cane, che sicuramente preferirebbe stare all’aria aperta e alla luce . Il cane si sacrifica in tutto e per tutto per la persona cui è affidato, diventa letteralmente la luce dei suoi occhi.
Normalmente sono scelte le razze del pastore tedesco, del labrador retriver, del golden retriver, ma non necessariamente solo queste, preferibilmente si sceglie una femmina, perché più concentrata, il maschio invece potrebbe essere distratto da “femmine in calore”.
In tutti questi casi ed utilizzi esposti, il cane è a toltale servizio, aiuto, dedizione dell’uomo, in cambio chiede solo un po’ di pappa, acqua fresca e ogni tanto una carezza.




copyright Miriam Caputo






le immagini sono tratte dal web