Typewriter

Typewriter
I contenuti di questo blog non possono essere riprodotti, neanche in parte, senza l'autorizzazione scritta dell'Autrice.

lunedì 8 dicembre 2014

I libri da regalare a Natale_ Consigli


Oggi è l'8 dicembre, festa dell'Immacolata, tutti ai blocchi di partenza perché inizia la lunga maratona del Natale.
In mezzo a questo marasma vi consiglio 5 titoli da regalare o da regalarvi, tratti dalle mie ultime letture.


Andrea Camilleri
Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano,
Sellerio editore
collana: La memoria 
2014
Per chi ama il personaggio di Montalbano e la scrittura magistrale di Andrea Camilleri, per conoscere delle sfumature del commissario di Vigata, in gioventù, per farne un quadro completo.
Anche per chi non conosce Montalbano, perché Andrea Camilleri è una garanzia, di qualità, di leggerezza e profondità allo stesso tempo, di divertimento, di svago nei colori, profumi, odori della terra di Sicilia.

"Se uno arrubba pirchì gli piaci arrubbari o per aviri dinaro da spampazzari, allora non è giusto. Ma se uno arrubba quel tanto che gli abbasta per mangiari o per aiutari a qualichiduno che nn'avi di bisogno, non 'na lira di cchiù e non 'na lira di meno, allura, vossia la capisce, il discurso cangia di radica".
"Capirò che se cangia per lei, per la legge no. Un ladro è sempre un ladro."
"e questa è l'ingiustizia della giustizia".



Daniel Pennac
Storia di un corpo
Feltrinelli editore
Un romanzo, sotto forma di diario,  in cui l'io narrante racconta la storia del suo corpo attraverso i sensi. Si legge tutto d'un fiato, lettura piacevole, ripercorre gli episodi della vita quotidiana, che per lo più diamo per scontati e che invece qui ci sono. Riflessioni che riguardano tutti, ma che nessuno ha il coraggio di raccontare, in cui il lettore si immedesima con facilità
Nuova edizione illustrata con illustrazioni di Manu Larcenet

"Figliolo, non sei matto, giochi con le sensazioni, come tutti i ragazzini della tua età. Le interroghi. E non smetterai mai di farlo. Anche da adulto. Anche quando sarai molto vecchio. Tieni bene a mente una cosa: per tutta la vita, dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi".






Simona Sparaco
Se chiudo gli occhi
Giunti editore, 2014
Una penna ricercata quella di Simona Sparaco, scorrevole ed efficace allo stesso tempo. L'autrice si era già affermata con "Nessuno sa di noi" una storia di sofferenza, che ho recensito qui
In "Se chiudo gli occhi" il tema centrale è il rapporto padre figlia, un rapporto difficile, un padre assente, una ragazza, Viola, la protagonista, insicura e in crisi. Il dolore è meno prepotente ed accecante rispetto a "nessuno sa di noi" è un dolore silenzioso, che scava nell'anima come una goccia d'acqua che corrode giorno per giorno. C'è anche molta alchimia in questo libro, molta magia specialmente nella terra delle Sibille, delle streghe, e nei richiami alla mitologia.
Viola e suo padre affronteranno un viaggio che li porterà alla scoperta della verità e aiuterà Viola a riconciliarsi con se stessa.
Un libro che potete regalare a chiunque ma specialmente a chi è alla ricerca di sé stesso come Viola, chi è in crisi nei rapporti umani.

"Credimi Viola, chi possiede il dono della semplicità non può essere posseduto da nessun'altra ricchezza"




Alessandro Baricco 
Smith&Wesson
Feltrinelli editore
2014
Se avete apprezzato o amato il monologo "Novecento", che io trovo assolutamente geniale, non potete perdervi questa piece teatrale dello stesso autore.
Smith&Wesson è un'opera teatrale in due atti, ambientata all'inizio nel Novecento, presso le cascate del Niagara, un luogo particolare e suggestivo.
I due protagonisti non hanno nulla a che vedere con i fondatori della omonima fabbrica d'armi. In comune hanno solo il nome.
Nello scenario delle cascate del Niagara, incontrano Rachel una aspirante giornalista alla ricerca della sua grande occasione. "Sono qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita".
Una lettura scorrevole, veloce, divertente. Regalatela a chi ama il teatro, o regalatevela, immergetevi e immaginatevi le scene.

"A lei piace troppo la vita vero?"
"La trovo un'imbarazzante circostanza che può riservare impareggiabili soddisfazioni"



Marco Malvaldi
Il telefono senza fili
Sellerio editore
collana: la Memoria
2014

L'ultimo libro dello scrittore pisano, del quale vi ho parlato diffusamente con una recensione completa qui
A voi non resta, se non lo avete ancora fatto, che acquistarlo e leggerlo, oppure regalarlo a chi volete fare del bene e far divertire.

"I bambini giocavano, le mamme allattavano, i vigili multavano e i giornalisti esageravano; il tutto mentre gli impiegati pubblici, consci dell'importanza di avere un comportamento stabile e prevedibile al fine di far stare tranquilli i cittadini, non facevano una sega come al solito"





© Miriam Caputo riproduzione riservata



le immagini sono tratte dal web




venerdì 28 novembre 2014

"The good life" Niccolò Ammaniti




Questa volta non vi parlerò di un libro. Vi parlerò di un film, precisamente un film documentario, con un regista d'eccezione: Niccolò Ammaniti. Ieri sono stata a Milano, alla Feltrinelli di piazza Piemonte, per assistere alla presentazione. C'è stata la proiezione di un estratto del film e l'intervista all'autore.
Niccolò Ammaniti ci ha raccontato del suo primo viaggio in India, circa vent'anni fa, quando ancora non era uno scrittore. Da questo viaggio gli era rimasta, come un seme, l'idea e il desiderio di fare un documentario che parlasse dell'India, dal punto di vista degli italiani figli dei fiori, che sono partiti negli anni '70 per una emigrazione che non ha motivazioni economiche, o lavorative. Un'emigrazione per motivi ideali e di conoscenza.

Il film, disponibile in dvd da pochi giorni nelle librerie italiane, racconta la storia di tre di questi uomini, quelli più interessanti, molto diversi fra di loro, ma aventi in comune il fatto di essere persone senza strutture e senza filtri, dei ribelli. Per questo modo di essere qui in Italia, dove è richiesto un chinare la testa generale, assolutamente non si trovavano bene.

Lo scrittore/regista ci ha detto che ha trovato interessante sia questo elemento in comune fra di loro sia la nostalgia per l'Italia, nonostante tutto, e il fatto che avessero un'idea quasi congelata dell'Italia, per come l'avevano lasciata.
Raccontare le loro storie è stato in un certo qual modo parlare anche del nostro Paese, seppur in una prospettiva obliqua.



Fin qui ho cercato di mantenere un tono abbastanza freddo e distaccato, e di descrivervi quanto appreso ieri e dalla visione del film.
Posso aggiungere che, letterariamente parlando, io sono innamorata di Niccolò Ammaniti, e qualsiasi cosa io possa dire su di lui e sulla sua opera mi sembra troppo poco, troppo riduttivo.
Quando  ho iniziato a leggere il suo primo libro (per me primo) Io non ho paura, che narrava di un rapimento, per una coincidenza mi fu assegnata la tesi di laurea sul sequestro di persona.  Nel leggerlo sono stata folgorata. Da lì è stato un crescendo, li ho letti tutti anche più volte, e aspetto con ansia il nuovo libro (che forse uscirà il prossimo settembre, ha detto ieri). I suoi libri e i suoi personaggi mi sono entrati nelle viscere, per la loro umanità e, per altre ragioni che, come tutte le cose che vengono dalla pancia, non si spiegano. Ieri ho sentito una particolare empatia quando ci ha detto che quello che hanno di speciale i protagonisti del film è l'essere senza filtri, senza sovrastrutture. Puliti, come dei bambini, aggiungo io, come i ragazzi protagonisti dei libri di Niccolò Ammaniti. Persone che nella nostra società sarebbero considerate dei falliti, forse, o sicuramente degli immaturi, da parte di tutti quelli che si ergono a cattedra e si arrogano il diritto di giudicare. "Hai perso un'altra occasione per crescere" Quanto è abusata questa frase! Quante volte me lo sono sentita dire, ma preferisco mantenere la mia parte bambina, pulita e senza filtri, che sporcarmi delle convenzioni.
Ieri quando Niccolò mi ha firmato "Ti prendo e ti porto via" non riuscivo a parlare, neanche il mio nome riuscivo a dire, ma dentro avevo tutto questo e anche di più.

 © Miriam Caputo  riproduzione riservata






Niccolò Ammaniti e Marco Missiroli

Le foto sono soggette a copyright



mercoledì 19 novembre 2014

Resoconti dal bookcity


Ho sfidato il tempo e l'alluvione per poter essere presente al #bookcity. L'anno passato mi ero ripromessa di non fare solo un toccata e fuga e così mi sono fermata un giorno in più, ma il tempo, di fronte alle cose piacevoli, è sempre troppo poco. Per di più che Milano non è Ivrea né Barolo, e neppure Mantova e  gli eventi sono a notevole distanza l'uno dall'altro (distanza chilometrica), acuita dalla lentezza dei movimenti dovuta alla resistenza dell'acqua, che in alcuni tratti cadeva anche copiosa e controvento. Infatti ho rotto un ombrello, ne ho comprato uno nuovo, mi sono lavata completamente, tanto che mi sembrava di avere delle pinne al posto degli stivali ma va bene così, non lamentiamoci come una vecchia brontolona, con queste introduzioni troppo lunghe e veniamo agli eventi "letterari":
_ Tutte le lingue del giallo (declinazioni letterarie);
_ Reading di cuore primitivo, con Andrea De Carlo;
_Trame e labirinti, sullo scrivere e pubblicare, con Umberto Eco e Roberto Cotroneo

L'ordine è rigorosamente temporale (come li ho seguiti). Le location erano tutte degne di nota, in particolare gli arazzi della Biblioteca Sormani dove si è svolto l'incontro Eco- Cotroneo.


Oltre ad assistere agli eventi letterari non mi potevo far mancare una visita alla Libreria Mondadori di piazza Duomo e alla neo restaurata Libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele, nel salotto di Milano.



"Tutte le lingue del giallo" con Nicoletta Vallorani, Luca Crovi, Gianni Biondillo, Massimo Carlotto, Giuseppe Genna.

ph copyright Miriam Caputo



 Incontro dedicato a riflettere sui confini del genere giallo, del polizesco, del fantascientifico. Esiste un genere giallo predefinito? Negli ultimi anni le barriere sono state superate e le etichette rimosse, gli scrittori sono partiti da un genere prestabilito per poi esondarlo . 

I presenti sono partiti descrivendoci il loro percorso editoriale, sembra che abbiano davvero iniziato quasi tutti "per caso",  ed esordito pubblicando al primo tentativo. Cosa che fa sentire noi esordienti dei veri incapaci, per non dire stupidi, infatti stavo per alzarmi e ritirarmi nella mia imbecillità, ma ho tenuto duro, sono rimasta e ho ascoltato delle cose davvero utili ed interessanti. Infatti Giuseppe Genna ha puntualizzato quanto sarebbe opportuno parlare più che di percorso editoriale, di percorso letterario, e ha  spostato il discorso sulla crisi editoriale e sulla responsabilità della stessa che è anche degli scrittori non solo degli editori, perché si scrive non per scrivere ma per essere pubblicati. Vero è che il libro è un prodotto, ma esiste già prima che venga pubblicato e gli si applichi un prezzo.  
Non si può che concordare.
Gianni Biondillo  non è dello stesso avviso, ritiene che la responsabilità della crisi editoriale nonché del calo di qualità letteraria sia anche nella pigrizia e chiusura del lettore, legato ad etichette. Il lettore vuole leggere cose rassicuranti, anche se non necessariamente valide, letterariamente parlando. Ad una obiezione di una signora del pubblico che lamentava il costo dei libri e la difficoltà delle biblioteche di reperire i testi, per mancanza di fondi, ha risposto che gli italiani hanno i soldi per cambiare lo smartphone ogni sei mesi ma non hanno nessuna voglia di leggere, che il problema economico è solo una scusa.

Massimo Carlotto, che ha scritto per diversi generi (non solo giallo) anche monologhi teatrali, dà una spiegazione sul perché   la letteratura di genere vada per la maggiore, ovvero per via della crisi, perché scarica ansie, quando ristabilisce l' ordine con una soluzione consolatoria. Responsabilità dello scrittore è  suscitare un dibattito,e lo deve imporre anche nel rapporto con l' editore, perché il libro non sia solo un prodotto.

Reading del Libro "Cuore primitivo" Andrea De Carlo, Bompiani editore.
Dopo una breve premessa sul tema del libro, ovvero il cuore primitivo, la parte ancestrale istintiva che alberga in ognuno di noi, l'autore ne ha letti alcuni estratti.



ph copyright Miriam Caputo





Di Andrea De Carlo personalmente ho letto solo Lui e Lei, ove la storia è narrata dal punto di vista maschile e femminile. Anche in "Cuore primitivo " i personaggi sono tre e l'autore ci ha spiegato come ha fatto a caratterizzarli  e a vederli dall'interno pur descrivendoli in terza persona, cercando di trarre in ciascuno i suoi tratti distintivi, svolgendo una profonda indagine psicologica. . . Così ho appreso che De Carlo è solito scrivere storie con più personaggi, in Villa Metaphora erano anche di più di due o tre. Questo incontro è stato interessante per me che oltre che essere una lettrice scrivo, ma credo possa essere utile per tutti, prima di tutto perché per l'appunto oggi tutti vogliono scrivere, e poi perché l'autore ha messo ben in evidenza come la scrittura, tanto quanto la lettura possa essere un percorso di conoscenza, di sé e dell'altro da sé.



Riallacciandoci a questo discorso sulla scrittura, veniamo al terzo e ultimo incontro, almeno per me, quello con Umberto Eco e Roberto Cotroneo
Perché tutti sentono il bisogno di scrivere? Cosa si nasconde dietro questo bisogno ancestrale? E la scrittura può essere una cura?
A tutte queste domande risponde quel gioiellino di Libro che è "Il sogno di scrivere"  di Roberto Cotroneo, Utet Libri, che io ho recensito  qui




Umberto Eco e Roberto Cotroneo
ph copyright Miriam Caputo



Mi sono emozionata molto, perché incontrare due scrittori di tal calibro non è cosa da tutti i giorni, ma soprattutto ho provato quella sensazione di estasi che mi capita di avvertire quando sento parlare determinate persone che sono fontane di acqua buona, fresca, e starei per ore ad ascoltarle e ad abbeverarmi

Il professor Umberto Eco oltre ad essere venerabile è anche una persona estremamente simpatica, è ironico, arguto, assai divertente.
Per quanto riguarda Roberto Cotroneo è immenso sia come persona sia come scrittore, e mi sono molto emozionata a conoscerlo di persona.


I temi che si sono affrontati (che poi sono alcuni dei punti focali del libro) sono stati: Il bisogno di scrivere, la nostalgia e il talento, la rivoluzione digitale e dei social network.

- il bisogno diffuso di scrivere (e non necessariamente pubblicare) come cura, tanto quanto la lettura. Non necessariamente chi legge tanto sa scrivere bene, non è un'equazione matematica, ci sono persone che scrivono bene e leggono tanto, altre che leggono tanto e scrivono male, altre che scrivono bene ma non necessariamente leggono tanto.
- l'impulso dal quale parte la scrittura è l'illuminazione. Perché nasca una storia vi è la necessità di saper sostenere l'idea iniziale, di farla crescere. E' forse questo il talento? 
L'impulso iniziale nasce dal motore della nostalgia, e il talento sta nella capacità di far evolvere la storia oltre l'idea iniziale e, sopratutto, nel passare dall'autobiografico all'universale.
Per il prof. Umberto Eco il talento e la nostalgia sono i due grandi temi portanti de #ilsognodiscrivere.
Per Roberto Cotroneo il talento è un mistero e le scuole di scrittura possono arrivare solo fino a un certo punto, servono ad aiutare a non commettere errori grossolani ma non vanno oltre. Oltre a quel punto entra in gioco il talento che è qualcosa che non si può definire.


Infine ultimo ma non meno importante argomento affrontato è quello del web, della rivoluzione digitale, dei social network. Tutti sentono il bisogno di scrivere ma non c'è spazio per tutti, eppure grazie al web sembra esserci spazio per tutti. Il fatto di potersi auto-pubblicare o di poter scrivere su un blog per Roberto Cotroneo è più democratico ma soprattutto più limpido, più pulito che l'editoria a pagamento. Si è riflettuto sul dilagante narcisismo e sull'altra faccia della medaglia, ovvero sulla perdita di paternità dell'opera, in quanto in internet si ricordano i pensieri e le parole di per sé, indipendentemente dalla fonte, come accadeva nel medioevo, ci ha fatto notare il prof. Eco, che è proprio un medievalista.
A mio modesto parere questa regressione nel passato non è del tutto positiva. Personalmente sono una sostenitrice del copyright anche nella rete. Da giurista ritengo che la legge sul copyright andrebbe rimodernata e rivista al passo con i tempi, ma la paternità dell'opera è un valore che non andrebbe perso. 
Quanto alla democrazia del web, io stessa sono una di quegli autori che si sono auto-pubblicati  e non è senz'altro una cosa negativa, come è invece l'editoria a pagamento. Tuttavia credo che un rischio ci sia ovvero che nel mare magnum di internet il talento si disperda e si perda.




© Miriam Caputo  riproduzione riservata

Le foto sono soggette a copyright,
trovate il photoset completo sul mio profilo flickr






giovedì 23 ottobre 2014

Il telefono senza fili_ Marco Malvaldi





Il telefono senza fili, Marco Malvaldi,
 Sellerio 2014
collana: La memoria
p.208
13,oo euro LIBRO
8,99 e-book-e-pub


“Il telefono senza fili” è l’ultima, molto attesa, ed esilarante indagine dei vecchietti del “bar Lume”  nati dalla penna di Marco Malvaldi.
Il telefono senza fili è anche il metodo di propagazione veloce delle notizie, avente per centro nevralgico il bar. Nonostante ciò che si può a prima vista immaginare, si tratta di un metodo a base rigorosamente scientifica, “il teorema del pettegolezzo”, come è spiegato nel libro stesso e come in quel di Chivasso, in occasione della presentazione, ci ha illustrato il suo autore. Il bar è un vero e proprio HUB, centro di smistamento dati, ove è più facile che si propaghino le notizie, rispetto ad altri luoghi, proprio perché frequentato da sconosciuti.
Alla presentazione del libro, in anteprima assoluta italiana al teatro civico di Chivasso (nell’ambito del festival “I luoghi delle parole”) Marco ci ha spiegato altresì la sua visione del piacere e dell’utilità della lettura. La lettura ci aiuta a instaurare empatia, perché ci si allena a creare nella propria mente ciò che nel libro non c’è. È un’esperienza sociale che aiuta a mettersi nei panni degli altri.



Ne “il telefono senza fili” l’allegra compagnia “geriatrica” indagherà su una scomparsa, quella di una donna, Vanessa,  venuta dall’Umbria a Pineta per gestire un agriturismo con il marito, dal quale risulta tuttavia divorziata per motivi fiscali. Dopo aver ordinato ingenti quantitativi di carne per una grigliata che in realtà non si terrà mai, la donna misteriosamente scompare.
Altrettanto misteriosamente viene trovato morto, forse suicida,  un cartomante, al quale si era rivolto anche il marito di Vanessa.
Il giallo è affrontato con rigore scientifico dall’autore, ma la parte preponderante è sicuramente quella riguardante i personaggi: Massimo, in primis,  le donne che gli ruotano attorno, Tiziana, con le vicende che la legano al suo ex marito, e la nuova commissaria Alice, che rappresenta un tocco di gioventù e di freschezza, e infine ma non per ultimi i vecchietti, in particolare Aldo e il suo ristorante.
Rispetto agli altri libri e racconti dello stesso autore ho notato una nota di malinconia nelle riflessioni di Massimo, e una notevole introspezione psicologica in più, nonostante venga sempre rispettato il registro ironico. Caratteristica peculiare infatti dello stile di Marco Malvaldi è la simpatia, condita con la giusta dose di sarcasmo e di ironia, con la quale vengono edulcorate anche pillole amare, sull'inefficienza del sistema "Italia", come nell’incipit.

Incipit


Quanto alle riflessioni psicologiche di Massimo, eccone uno stralcio significativo:

"I pensieri deprimenti, si sa, magari fanno il giro largo, ma non perdono mai la strada di casa. Basta un minimo appiglio, un collegamento, apparentemente ridicolo, e loro si ripresentano, ancorandosi al fondale del tuo cervello come una nave, magari fluttuanti come posizione, ma impossibili da mandar via.
...
E così a furia di passare e ripassare sugli stessi gesti, Massimo si era scavato un solco all'interno delle proprie giornate. Esattamente come zio Paperone, che lamentandosi delle sue perdite finanziarie cominciava a passeggiare in cerchio, finendo per scavare con i  suoi stessi passi un solco a forma di ciambella, di dimensioni contenute, ma di cui non si vedeva la fine del cammino. "








Alcune immagini dalla presentazione al teatro civico di Chivasso (29 settembre 2014)
l'album completo lo trovate sul mio profilo flickr.


© Miriam Caputo riproduzione riservata
le immagini sono soggette a copyright



lunedì 29 settembre 2014

Io ero l' Africa_ Roberta Lepri



Io ero l’Africa, 
Roberta Lepri, 
Avagliano editore, 
2013

Umbria, anni ’50, Angela e Teo sono i protagonisti di questa storia, semplice e profonda.
Lei è bella, bionda, alta, “normanna”, lui piccolo, basso, sfortunato, burbero, socialista.
Angela e Teo, marito e moglie, hanno quattro figli maschi, uno dei quali muore poco dopo la nascita. La povertà li spingerà a spostarsi come coloni in Africa, in Somalia, o meglio Angela raggiungerà Teo, lasciando in Italia i figli.
Oltre che per raggiungere il marito, Angela si reca in Africa con il compito di realizzare il sogno di suo fratello vescovo: fondare una missione vicino al fiume Giuba. Teo non è d’accordo, ma Angela porterà comunque a termine il suo compito. E non sarà solo questa l’unica disobbedienza. . .
La vicenda è narrata a ritroso, nel racconto emozionante dei nonni, in particolare della nonna Angela alla nipotina Bianca. Il nome Bianca non è un caso, lo ha voluto Teo perché odia e disprezza tutto ciò che è nero. Teo è un prepotente, Teo è un razzista.


Angela invece troverà in Africa la sua dimensione a contatto con la natura, ed è questa la parte più bella del libro, come l’autrice con un linguaggio lineare, scavi in profondità nell’animo umano, in particolare quello femminile, e metta ben in evidenza il contrasto fra la condizione della donna nella civiltà occidentale (quella progredita), sottomessa all’uomo, triste e spenta,  e la condizione della donna libera e viva in terra africana.


<< Le sembrò che la casa iniziasse a girare. Sua cognata aveva un carillon con una ballerina. Quando lo apriva la ballerina girava e si rimirava negli specchietti che stavano alle sue spalle. Ad Angela quel brutto oggetto piaceva molto e, se era certa di essere sola, apriva la scatola e guardava girare l'esile danzatrice. Vedeva anche se stessa riflessa nei piccoli specchi  e le venivano in mente molti pensieri. Se la vita sarebbe cambiata anche per lei. Ecco, adesso c'era arrivata. Certo stava male nel vedere Teo tanto diverso, così violento. Ma tutto girava , e forse davvero lei era diventata davvero come la ballerina. Chi aveva aperto la sua scatola e la faceva ballare? >>



 Il libro è tutto un climax che esaspera il contrasto fra civiltà  e fa riflettere su quelli che sono veramente i veri bisogni dell’uomo e della donna. Noi che ci riteniamo i più progrediti( e che siamo pieni di pregiudizi e di millenarie inutili e dannose abitudini) siamo veramente tali? Chi siamo noi?  E quale è la vita vera?

Il finale, poi, è come una freccia che scocca nel cuore con precisione ed emoziona.


<< Non potevano capirsi, non potevano neanche sfiorarsi. E i loro occhi non sarebbero mai riusciti a intercettarsi posandosi su un punto comune >>




L’autrice:   



Nata a Città di Castello (Perugia), si è laureata in Lettere moderne all'Università di Siena con una tesi su Michelangelo. Attualmente vive e lavora a Grosseto.

Vincitrice di numerosi premi letterari, ha pubblicato i romanzi Sulla terra, a caso (ExCogita, 2003),L'Ordine inverso di Ilaria (Guida, 2005, vincitore della X edizione del Premio Cimitile), L'Amore riflesso(Guida, 2006).

Con Avagliano editore ha pubblicato La ballata della Mama Nera (2010), Il volto oscuro della perfezione(2011) e Io ero l'Africa (2013).
 Nel febbraio 2014, dà vita, insieme ad Anna Wood e Gianluca Meis,  al blog  #svolgimento




© Miriam Caputo riproduzione riservata.
Immagini tratte dal web


martedì 9 settembre 2014

Betty_ Roberto Cotroneo





















 
Betty 
Roberto Cotroneo
Bompiani
2013
p. 192


" E forse un buon romanziere dovrebbe saperlo che i ritorni sono sempre rischiosi, perché togliere dalla teca della memoria un fossile fragile, friabile ed esporlo all'aria, alla luce, rischia di distruggerlo"

Betty è la protagonista di un romanzo di George Simenon.
Betty è una donna che in realtà si chiama Pauline, e che ama prendere le sembianze del personaggio di Simenon, sull’isola di Porquerroles, dove viene ritrovata annegata. Non è un suicidio, è stata assassinata.
George Simenon in persona, vecchio, malato e depresso dopo il suicidio della figlia Marie Jo (tanto da aver abbandonato la scrittura) si trova sull’isola di Porquerroles per trascorrere qualche giorno di riposo. Sarà costretto ad indagare come Maigret sull’omicidio di Betty.
Betty è un giallo molto particolare, diverso dai classici gialli, perché non abbiamo un commissario che indaga a ritroso a partire dagli indizi, o meglio non abbiamo solo questo. Qui ad indagare è Simenon, come se si trattasse di uno dei suoi gialli, ed è anche colui che narra la vicenda in prima persona. Particolarità nella particolarità.
Betty è un giallo psicologico, un giallo dei sentimenti, ma anche un giallo letterario perché si sovrappongono più narrazioni: la vicenda narrata nel romanzo di Simenon, la vicenda narrata in questo libro, la vita reale dello scrittore, tratta da le  << memorie intime >>
Lo stile di Roberto Cotroneo, che ho apprezzato in questo libro e ancor più nel #sognodiscrivere (Utet libri, per la recensione clicca qui) è uno stile affascinante, realistico e poetico contemporaneamente, che non si può non finire per adorare. Una scrittura onesta e delicata allo stesso tempo,  che in “Betty” rende bene la malinconia e l’atmosfera ovattata, e nel “#sognodiscrivere” tranquillizza, rilassa, trasporta e fa sognare.
Roberto Cotroneo è uno scrittore che ho scoperto da poco, che voglio leggere "in toto".
Se non lo avete ancora fatto, quando lo scoprirete anche voi, non lo lascerete più ne sono certa.

© Miriam Caputo  riproduzione riservata


"Gli specchi riflettono immagini, ma non riflettono i dolori che hai dentro. E la scrittura racconta i dolori ma non restituisce immagini, immagini certe. Ogni lettore vede i personaggi a modo suo. Incluso l'autore che inventa i personaggi"







George Simenon
Memorie intime
Adelphi
2009
II edizione








Betty, George Simenon

Adelphi 
1992











le immagini sono tratte dal web




martedì 5 agosto 2014

#ilsognodiscrivere_Roberto Cotroneo

Il sogno di scrivere
ROBERTO COTRONEO
UTET LIBRI
2014

ph copyright Miriam Caputo


Non sono una gran lettrice di saggi. Ho sempre preferito la narrativa. E sono sempre stata contraria ai manuali di scrittura, ancora di più ai corsi di scrittura, certa siano solo un business. 
Ho sempre pensato che i corsi di scrittura creativa non servissero a nulla, non per presunzione ma perché' li ho sempre ritenuti un affare di coloro " che dicono quali vestiti mettere senza chiedervi la taglia" o di coloro che " sono convinti che scrivere sia una procedura complessa. . . che credono allo stile come una scelta funzionale alla storia  da raccontare" ( per citare e parafrasare "il sogno di scrivere")
Ad oggi, leggendo questo libro così rasserenante, credo che Roberto Cotroneo sia uno dei pochi dai quali mi farei insegnare con fiducia.
Mi sono avvicinata a #ilsognodiscrivere affascinata - con "Betty" - dalla scrittura di Roberto Cotroneo, semplice e lineare. Semplice nel senso positivo e " Bukowskiano" del termine, ovvero nel senso di geniale, del modo migliore che si possa usare per approcciarsi ed esprimere concetti profondi. (“genialità è esprimere concetti profondi in modo semplice” Charles Bukowski,, "Come farsi pubblicare", in Musica per organi caldi, Feltrinelli editore, 2013)

"Il sogno di scrivere" non è solo un manuale, non è  solo un saggio, è  una via di mezzo fra un saggio e un romanzo, perché  la scrittura è raccontata per storie; è una fiaba, che a me personalmente ha dato molta serenità, ed è una Bibbia, che porterò  sempre con me.

Molti concetti in cui credevo sono stati spiegati e rafforzati, con dovizia di citazioni letterarie, ma con profondità, non una serie di citazioni, una dietro l' altra senza senso.. .
Ad esempio è stata rafforzata la mia convinzione che la scrittura debba venire dal di dentro, dalle viscere, dal sapersi guardare dall' interno, ascoltare e risolvere, e anche la convinzione che i corsi di scrittura non servano a nulla, a meno che non aiutino l'aspirante scrittore a fare questo tipo di percorso, prendendolo per mano, ma lasciando che si scopra "da solo" . A ciò si aggiunga il concetto che si deve scrivere per sé stessi, non per essere apprezzati dagli altri, tanto meno dai critici.
Questo libro non ha solo rafforzato delle idee in me, ne ha anche introdotte di nuove. Si può dire  che abbia aperto non degli spiragli, ma proprio delle finestre. Prima di tutto sfatando il mito, che per scrivere bene bisogna leggere tanto, e poi con la rivalutazione del materiale autobiografico, e anche dei social network, di facebook, dei diari online.. .
#ilsognodiscrivere è questo e molto altro.  . . Da leggere, rileggere, citare. . .


© Miriam Caputo  riproduzione riservata









"se tutti vogliono scrivere è perché la letteratura è un modo per capire la vita; la propria e quella degli altri. Costruire labirinti è un modo per sfuggire alla morte. . . "












" e allora scrivere non è mai solo un raccontarsi, ma lasciare che le storie ti vengano a trovare e si mescolino con quello che hai vissuto. . . "












le foto sono soggette a copyright