Typewriter

Typewriter
I contenuti di questo blog non possono essere riprodotti, neanche in parte, senza l'autorizzazione scritta dell'Autrice.

lunedì 29 aprile 2013

Giornata mondiale della danza e "Lavoratori dello spettacolo"



Oggi è la giornata internazionale della danza, istituita nel 1982 con lo scopo di attirare l'attenzione sull'arte della danza, promossa dall'UNESCO. La data commemora la nascita di J.G.Noverre (1727-1810), che fu il piu' grande coreografo della sua epoca creatore del balletto moderno.


Rudolf Nureyev



Con l'occasione ripropongo un mio articolo "I lavoratori dello spettacolo", pubblicato dalla rivista SO&SO per la festa del lavoro 2012 (anch'essa alle porte):


In questa epoca di grave crisi del lavoro, i lavoratori dello spettacolo sono sicuramente fra i più svantaggiati, a causa (negli ultimi anni) dei tagli alla dotazione dei beni culturali, tagli al fondo unico per lo spettacolo e tagli di miliardi di euro in trasferimenti alle Regioni, province e Comuni .

C’è da dire che se il posto fisso è diventato una chimera, per i lavoratori dell’ambiente dello spettacolo era già una situazione usuale, per la natura stessa del lavoro, in quanto creatività implica di per sé stessa mobilità e desiderio di cambiare ed evolvere. E fin qui nulla di male. Diventa negativo, non essere retribuito, per mancanza di fondi, essere sfruttato approfittando del bisogno, o peggio ancora per “costume”, sorvolando sul modo in cui si svolgono le audizioni, ove spesso i risultati sono “concordati” in precedenza, e sono i partecipanti stessi a esserne consapevoli, aderendo al solo scopo di dare spazio al “figlio di” o al favorito/a di turno, nella speranza che in futuro tocchi a loro.Occorre puntualizzare che per lavoratori dello spettacolo non si deve intendere soltanto i lavoratori della televisione, ben pagati, perché questi costituiscono una minoranza . Per lavoratori dello spettacolo si intendono i lavoratori del cinema, doppiatori, attori di teatro, ballerini, cantanti.  musicisti, gli scenografi, gli artisti di strada e anche i circensi (naturalmente trattasi di un elenco aperto). Molti di essi, anzi la maggior parte vivono di spettacolo e di altro, nel senso che hanno un lavoro “comune” “qualsiasi”, fisso e non fisso, che fanno solo per pagare bollette, affitto, magari anche per mangiare ogni tanto, e così possono nel tempo libero, recitare, ballare, talvolta anche insegnare in cosiddette compagnie “amatoriali”, che sono guardate dall’alto in basso dai professionisti delle cosiddette “Accademie”, ma che spesso sono composte da attori o ballerini, cantanti, validissimi, che non hanno nulla da invidiare a chi ha frequentato un’accademia, perché hanno frequentato quella che è la scuola migliore, il palcoscenico, Ovviamente non sono pagati, o sono compensati solo delle spese. La domanda è così ampia rispetto all’offerta ed il costume è così consolidato che non vengono retribuiti. Non si tratta solo di costume perché dedotte le spese per l’affitto del teatro, per le luci e servizi analoghi, ciò che resta è ben poco, tralasciando la fatiscenza delle strutture  in cui si trovano a provare per mesi e prepararsi prima degli spettacoli, spesso prive di riscaldamento (mentre per un attore/attrice il caldo è molto importante sia per la voce, sia per i muscoli, così come per il ballerino/a per evitare strappi muscolari).Non è da trascurare la considerazione che in Italia non c’è una cultura del teatro, o del cinema di alta qualità, a causa dell’abitudine di associare lo spettacolo al personaggio visto in tv , per non parlare della danza, sconosciutissima.


Pertanto solo se allo spettacolo teatrale, partecipi il “divo/a della tv” di turno, che sarà sicuramente ben pagato, e che non si accontenterà di provare dove si accontentano gli altri artisti, solo in questo caso si riuscirà a riempire bene il teatro e a trarne guadagno. Questo discorso sarebbe da ricollegare alla crisi di valori che investe il nostro paese, ma è un altro discorso…

Proprio per le considerazione suesposte chi in questo paese voglia provare a vivere solo di arte, se non è fra quei pochi privilegiati che hanno potuto avere i mezzi “appena nati”, lo fa a suo rischio e pericolo, e spesso vivrà ai limiti della sopravvivenza. Molto spesso si dovrà piegare a fare “ruoli” che non gli piacciono, magari per la televisione, anche solo delle "comparsate", svendendosi per vivere.Alcuni riescono a cavarsela con l’insegnamento, spesso però per la mancanza di mezzi, questi finiscono per perdere di vista quella che è la vera “arte”, che dovrebbero trasmettere ai giovani talenti,  ragionando da veri e propri “imprenditori”, incoraggiando, pur di percepire le rette, anche chi magari non è tanto portato, o comunque illudendo le persone sempre in una prospettiva economica, approfittando di desideri e speranze, sia di chi è talentuoso, sia di chi non lo è.Maggiori finanziamenti (perché investire in cultura non è mai una perdita), un obbligo di retribuire tutti gli artisti equamente e non solo quelli già famosi, ma soprattutto abituare alla cultura, alla lettura, al teatro i cittadini, potrebbero risolvere in parte le problematiche accennate. Non c’è pretesa di dare una soluzione universale, ma solo un punto di vista, da parte di chi scrive che si  scusa  per aver fatto riferimento soprattutto al mondo del teatro perché è quello che ha frequentato maggiormente.



copyright Miriam Caputo





le immagini sono tratte dal web



Nessun commento: