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lunedì 29 aprile 2013

Giornata mondiale della danza e "Lavoratori dello spettacolo"



Oggi è la giornata internazionale della danza, istituita nel 1982 con lo scopo di attirare l'attenzione sull'arte della danza, promossa dall'UNESCO. La data commemora la nascita di J.G.Noverre (1727-1810), che fu il piu' grande coreografo della sua epoca creatore del balletto moderno.


Rudolf Nureyev



Con l'occasione ripropongo un mio articolo "I lavoratori dello spettacolo", pubblicato dalla rivista SO&SO per la festa del lavoro 2012 (anch'essa alle porte):


In questa epoca di grave crisi del lavoro, i lavoratori dello spettacolo sono sicuramente fra i più svantaggiati, a causa (negli ultimi anni) dei tagli alla dotazione dei beni culturali, tagli al fondo unico per lo spettacolo e tagli di miliardi di euro in trasferimenti alle Regioni, province e Comuni .

C’è da dire che se il posto fisso è diventato una chimera, per i lavoratori dell’ambiente dello spettacolo era già una situazione usuale, per la natura stessa del lavoro, in quanto creatività implica di per sé stessa mobilità e desiderio di cambiare ed evolvere. E fin qui nulla di male. Diventa negativo, non essere retribuito, per mancanza di fondi, essere sfruttato approfittando del bisogno, o peggio ancora per “costume”, sorvolando sul modo in cui si svolgono le audizioni, ove spesso i risultati sono “concordati” in precedenza, e sono i partecipanti stessi a esserne consapevoli, aderendo al solo scopo di dare spazio al “figlio di” o al favorito/a di turno, nella speranza che in futuro tocchi a loro.Occorre puntualizzare che per lavoratori dello spettacolo non si deve intendere soltanto i lavoratori della televisione, ben pagati, perché questi costituiscono una minoranza . Per lavoratori dello spettacolo si intendono i lavoratori del cinema, doppiatori, attori di teatro, ballerini, cantanti.  musicisti, gli scenografi, gli artisti di strada e anche i circensi (naturalmente trattasi di un elenco aperto). Molti di essi, anzi la maggior parte vivono di spettacolo e di altro, nel senso che hanno un lavoro “comune” “qualsiasi”, fisso e non fisso, che fanno solo per pagare bollette, affitto, magari anche per mangiare ogni tanto, e così possono nel tempo libero, recitare, ballare, talvolta anche insegnare in cosiddette compagnie “amatoriali”, che sono guardate dall’alto in basso dai professionisti delle cosiddette “Accademie”, ma che spesso sono composte da attori o ballerini, cantanti, validissimi, che non hanno nulla da invidiare a chi ha frequentato un’accademia, perché hanno frequentato quella che è la scuola migliore, il palcoscenico, Ovviamente non sono pagati, o sono compensati solo delle spese. La domanda è così ampia rispetto all’offerta ed il costume è così consolidato che non vengono retribuiti. Non si tratta solo di costume perché dedotte le spese per l’affitto del teatro, per le luci e servizi analoghi, ciò che resta è ben poco, tralasciando la fatiscenza delle strutture  in cui si trovano a provare per mesi e prepararsi prima degli spettacoli, spesso prive di riscaldamento (mentre per un attore/attrice il caldo è molto importante sia per la voce, sia per i muscoli, così come per il ballerino/a per evitare strappi muscolari).Non è da trascurare la considerazione che in Italia non c’è una cultura del teatro, o del cinema di alta qualità, a causa dell’abitudine di associare lo spettacolo al personaggio visto in tv , per non parlare della danza, sconosciutissima.


Pertanto solo se allo spettacolo teatrale, partecipi il “divo/a della tv” di turno, che sarà sicuramente ben pagato, e che non si accontenterà di provare dove si accontentano gli altri artisti, solo in questo caso si riuscirà a riempire bene il teatro e a trarne guadagno. Questo discorso sarebbe da ricollegare alla crisi di valori che investe il nostro paese, ma è un altro discorso…

Proprio per le considerazione suesposte chi in questo paese voglia provare a vivere solo di arte, se non è fra quei pochi privilegiati che hanno potuto avere i mezzi “appena nati”, lo fa a suo rischio e pericolo, e spesso vivrà ai limiti della sopravvivenza. Molto spesso si dovrà piegare a fare “ruoli” che non gli piacciono, magari per la televisione, anche solo delle "comparsate", svendendosi per vivere.Alcuni riescono a cavarsela con l’insegnamento, spesso però per la mancanza di mezzi, questi finiscono per perdere di vista quella che è la vera “arte”, che dovrebbero trasmettere ai giovani talenti,  ragionando da veri e propri “imprenditori”, incoraggiando, pur di percepire le rette, anche chi magari non è tanto portato, o comunque illudendo le persone sempre in una prospettiva economica, approfittando di desideri e speranze, sia di chi è talentuoso, sia di chi non lo è.Maggiori finanziamenti (perché investire in cultura non è mai una perdita), un obbligo di retribuire tutti gli artisti equamente e non solo quelli già famosi, ma soprattutto abituare alla cultura, alla lettura, al teatro i cittadini, potrebbero risolvere in parte le problematiche accennate. Non c’è pretesa di dare una soluzione universale, ma solo un punto di vista, da parte di chi scrive che si  scusa  per aver fatto riferimento soprattutto al mondo del teatro perché è quello che ha frequentato maggiormente.



copyright Miriam Caputo





le immagini sono tratte dal web



sabato 27 aprile 2013

Eventi_Cubisti e cubismo in mostra al Vittoriano

Vi segnalo una mostra che si terrà nel complesso del Vittoriano a Roma (via San Pietro in Carcere - Fori imperiali) fino al 23 giugno: Piccasso, Braque e altri esponenti del movimento.

Picasso




Non avendola visitata di persona, vi inserisco un link nel quale è spiegato il percorso espositivo della mostra, oltre che informazioni su orari e biglietti di ingresso: http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW437122&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId%3Ajp_pagecode


Guernica_Picasso














venerdì 26 aprile 2013

Musica per organi caldi_Charles Bukowski




È la prima volta che recensisco una raccolta di racconti e credo che i racconti siano molto più semplici da scrivere che da recensire.
Personalmente quando scrivo un racconto tutto quello che ho da dire si concentra in un ‘unica storia e non si disperde, mentre nel recensirlo mi trovo di fronte alla diversità, talvolta anche stilistica, delle vicende e delle tematiche, ed è difficile ricondurle ad una.
Musica per organi caldi venne pubblicato per la prima volta nel 1983 negli Stati Uniti dalla Black Sparrow Press. L’edizione italiana è curata dalla Feltrinelli.
Lo stile dei racconti è unico: diretto, umano, semplice, profondo, quello che è lo stile di Bukowski, che io definirei geniale. Ovviamente la scrittura si adatta alle vicende, passando da un registro più crudo a un registro più malinconico, a seconda di ciò che ci racconta.

continua a leggere qui: su La libreria immaginaria


Frasi che mi hanno colpita:

"Solo le persone noiose si annoiano, devono mettersi continuamente alla prova per sentirsi vive" 
"Non sono mai stato tagliato per la società: Il genere umano mi sconforta. Non sento il desiderio di adeguarmi..." (Charles Bukowski- Musica per organi caldi)
"La vita è dolce se glielo concedi"

“L’abilità sta nell’ esprimere concetti profondi in modo semplice”.





lunedì 22 aprile 2013

Treno di notte per Lisbona

Sono andata al cinema per caso, perché il tempo era uggioso, non mi sentivo di fare altro. Abito in una cittadina di provincia, Ivrea, dove non ci sono i multi-sala e spesso mi devo accontentare di vedere quello che c'è...

...E mi sono ritrovata di fronte ad uno dei più bei film che io abbia mai visto in vita mia!


Profondissimo nella sua semplicità, scandaglia viaggiando nel tempo e nello spazio delle tematiche universali e lo fa in maniera non banale: la Vita e la Morte, l'eternità, la dimensione del  tempo, l'Amore, l'amicizia il significato degli Incontri (è soprattutto questo che mi ha colpita) sia fra persone, sia con gli oggetti e il significato simbolico che li accompagna...un libro che passa di mano in mano, non è un semplice libro ma è molto di più, ha un'anima.

Il protagonista (interpretato da Jeremy Irons) è un professore di latino greco ed ebraico, insonne, insoddisfatto della sua vita, una mattina come tante incontra su un ponte una ragazza che sta per tentare il suicidio, la salva, la porta in classe con sé. La ragazza scappa nuovamente lasciandogli un cappotto rosso, una copia di un libro di un autore portoghese e due biglietti di treno per Lisbona.





Il professore lascia tutto, prende il treno, legge il libro, nei cui pensieri ed interrogativi profondi si riconosce (era quello che si era sempre chiesto nella vita) e indaga sulla vita dell'autore:  Amadeo De Prado, un medico, che aveva partecipato alla resistenza contro il regime di Salazar.
In questa ricerca, incontra sia i protagonisti di questa storia del passato, quelli sopravvissuti, ma fa anche degli incontri nuovi.

Le immagini di Lisbona sono bellissime e sono accompagnate da frasi molto poetiche tratte dal libro, toccanti ma non smielate.
Un film commovente, di quelli che ti "ripuliscono dentro".
Gli attori sono tutti bravissimi, interpretano in modo naturale e vero.









Il continuo oscillare tra passato e presente mi ha ricordato "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek, altro bellissimo film, che annovero fra i miei preferiti.
La figura della sorella del medico (che è poi colei che ha pubblicato i suoi scritti postumi) mi ha inquietata parecchio, ricordandomi la governante di "Rebecca la prima moglie" di Alfred Hitchcock.
Nonostante queste similitudini, il film non perde comunque di originalità e di caratteristiche sue proprie e "positive". Le similitudini sono solo delle associazioni di idee e di emozioni, che è mia abitudine fare.

Il film è tratto dal libro omonimo dello scrittore-filosofo Pascal Mercier, che mi propongo di cercare e leggere presto, e che spero mi dia le stesse emozioni.


copyright Miriam Caputo




World wide Rome- open science

Nel giorno della nascita, un evento dedicato ad una grande Donna, Rita Levi Montalcini
e alla scienza

Ecco il link all' artcolo ansa
http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2013/04/22/Scienza-rete-unificata-Rita-Levi-Montalcini-_8592764.html




mercoledì 17 aprile 2013

Mostra di "Capucci" alla reggia di Venaria reale




Fino all'8 settembre 2013, nella splendida cornice della reggia di Venaria Reale, facendo un tuffo nel passato, fra una passeggiata negli splendidi giardini, mangiando un gelatino e rinfrescandosi fra le fontane zampillanti, è possibile  visitare  una mostra, dedicata all'eleganza dello stilista Roberto Capucci.




In tutto sono presenti 50 abiti -scultura , e 32 bozzetti

Le sezioni della mostra sono 5

1. Spose regine
2.Disegni
3.Donne primedonne e nobildonne
4.Arte e natura alla ricerca della regalita'
5.Omaggio a Maria Callas


Purtroppo era severamente vietato scattare fotografie, pertanto ne seguirà un reportage sicuramente più freddo di quello che avrebbe potuto essere, se mi fosse stato concesso fare le fotografie. Non conosco la ragione del divieto, ma mi attengo, sebbene ritenga che l'Arte debba essere fruibile da tutti.
Le immagini che userò sono tratte dal web


nella sezione dedicata alle spose, troviamo abiti disegnati per Giovanna Sbariglia, Romayne Virginie Valerie, Drury Giorgini, Bianca Maria Bossieri Capparoni, Daniela Memmo D' Amelio, Elsa Martinelli, Fabrizia Campili De Romanis




segue la sala dedicata ai bozzetti che si distinguono già in base al materiale con cui verranno confezionati gli abiti: sono realizzati con 
matite colorate su carta Fabriano. Si dividono in linee di matite diverse:
linea tratteggiata precisa piu' marcata per materiali consistenti come taffetas crepe o mikado,
linea alleggerita e sfumata per materiali leggeri come georgette e organza


Roberto Capucci, durante le prove per l'abito da sposa per Elsa Martinelli




Sicuramente la sala più bella e che mi ha dato più emozioni è quella dedicata alle prime donne, una per tutte Rita Levi Montalcini. Al centro della sala, l'abito che indossò per ricevere il premio Nobel a Stoccolma nel 1986. C'è anche un filmato in cui la scienziata spiega come conobbe Capucci, tramite amici comuni, e come scelse l'abito, in soli cinque minuti. Quando si dice una donna di carattere.





" le donne di carattere non seguono la moda trovano l' abito o il colore che sta loro bene,e hanno il coraggio di non cambiare piu'" (Roberto Capucci)

Altre dive vestite dallo stilista sono: Silvana Mangano Rania di Giordania, Esther Williams, Valentina Cortese


 alla mostra sono presenti

l' abito indossato di Raina Kabavainska, nella  Vedova allegra ( 1991)

 la tunica indossata da Silvana Mangano ( 1971  ) presentato all' atelier di Capucci viaGregoriana Roma, in Georgette con applicazioni in corda

l'abito scultura  creato per Valentina Cortese per il festival  di Salisburgo (1987)
sfumato dallo scuro al chiaro rosa- fuxia  con elemento di farfalla su dorso

La sezione dedicata agli abiti scultura, ispirati alla natura, e  all'arte , (creati per la  biennale di Venezia del 1995)  sinceramente non mi è piaciuta molto. Ritengo che un abito debba essere fruibile, e che prenda vita tramite l'energia e la personalità di chi lo indossa. All'inizio della mostra -ove c'è la cronologia della vita dello stilista e sono presentate le sezioni della mostra  stessa- c'è un filmato in cui viene intervistato lo stilista e mi hanno colpito le sue parole, non è l'abito che porta la donna ma è la donna che porta l'abito. Ecco ciò contrasta con gli abiti che sono presenti in questa sezione.
Un altro significato hanno gli abiti creati per le scenegrafie teatrali, anche se sono difficili da indossare, hanno comunque un significato .
Così è per l'unico abito presente nell'ultima sezione della mostra.
Anche qui, dato il nome "omaggio a Maria Callas" e data la sua voce in sottofondo, credevo ci fosse qualcosa indossato da lei.
E invece si trattava di un abito abito di scena creato per le vestali della Norma di Vincenzo Bellini nello spettacolo di Pier Luigi Pizzi in Onore di Maria Callas all'arena Di VeronaQuesta e' l' Arena qui e' nata Maria Callas

l'abito è simile a questo che segue e che ho trovato nel web:






Maria Callas




lunedì 15 aprile 2013

Pensierino della notte

"Caro Professore, 

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti. Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri. Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…

Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando… Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi. Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…

Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso. Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime. Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza. Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima. Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.

Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio. Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente. Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.

So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare… E’ un così caro ragazzo, mio figlio!."

lettera di Abraham Lincoln al professore di suo figlio, 1830














mercoledì 10 aprile 2013

Franco Biondi Santi, un uomo d'altri tempi


Pochi giorni fa, precisamente domenica 7 aprile ci ha lasciati una colonna portante dell’enologia italiana, Franco Biondi Santi. Era nato a Montalcino l’11 gennaio del 1922  da Anna e Tancredi.










Breve storia della famiglia Biondi Santi
La storia della famiglia Biondi Santi, legata al famosissimo Brunello di Montalcino, inizia con Clemente Santi, nel lontano ottocento, possidente di vaste proprietà terriere a Montalcino e Pienza; dedicò gran parte della sua attività all’agricoltura, in modo particolare al “Greppo” , azienda tutt’oggi esistente con il nome di “Tenuta Greppo”.
Il nipote di Clemente, nonché nonno di Franco Biondi Santi, Ferruccio, fu l’inventore del famoso Brunello, ottenuto vinificando in “purezza” il Sangiovese, aprendo così nuovi orizzonti.
Il figlio Tancredi, classe 1893 (padre di Franco) elevò ancora di più il livello del Brunello, a partire dagli anni '20 e fu il primo a rendersi conto della necessità di procedere alla ricolmatura delle vecchie riserve. La ricolmatura è un procedimento che consente la conservazione  e il prolungamento della vita delle riserve di Brunello in buono stato, controllando lo stato di conservazione della bottiglia e del tappo, e procedendo, se necessario, alla “ricolmatura” con vino della stessa annata.
Per la prima volta questo procedimento si eseguì negli anni ’20 per opera ed “invenzione” di Tancredi. Ancora oggi, sul sito www.biondisanti.it  troviamo il bando per la ricolmatura 2013.


Degna di nota è la circostanza che tutti questi personaggi possedevano una laurea, Clemente Santi, in farmacia, Tancredi in agronomia, Franco Biondi Santi in scienze agrarie. Mi sembra opportuna la precisazione perché si tratta di uomini d’altri tempi e la laurea aveva ancora un valore, a differenza dell’epoca attuale. Oggi la laurea più o meno la posseggono tutti, ottenuta con più o meno sacrifici, a seconda della famiglia di appartenenza, viene “svenduta” senza alcuna corrispondenza in vera “cultura” ed “apertura mentale”.

Chiusa questa piccola parentesi  di riflessione personale, veniamo a parlare di lui, Franco Biondi Santi.


La grandezza di questo Uomo è stata quella di saper far tesoro dell’eredità di famiglia dell’azienda ricevuta, senza sciuparla, portando innovazione, sulle orme del padre, migliorando ulteriormente la qualità ed aprendo le porte al mondo, diventando ambasciatore della “qualità” italiana nel mondo.

Questo deve essere un esempio di quante cose di valore abbiamo nel nostro Paese, il cosiddetto “Made in Italy” . La grandezza di certi colossi è stata proprio questa, nel non sciupare la tradizione ma anzi migliorarla.
Non altrettanto si può dire dell’Olivetti, l’azienda della città in cui vivo, che era veramente un “orgoglio” per l’Italia, e che invece è stata mandata alla “malora” da una mala gestio.
 Bisogna seguire l’esempio di Biondi Santi per estenderlo oltre il campo dell’enologia, per quanto ci resti ancora la possibilità e trarne spunto ottimista e positivo. 




copyright Miriam Caputo

le immagini sono tratte dal web







martedì 9 aprile 2013

Amore e Psiche in mostra a Torino, un percorso di ricerca spirituale


Nella fredda ed elegante Torino, a Palazzo Barolo, in pieno centro storico, in programma fino al  16 giugno 2013 c’è una mostra molto suggestiva, che io ho visitato e che vi illustrerò.

Il soggetto parte da una fiaba, quella di Amore e Psiche, tratta dalle Metamorfosi di Apuleio, e si propone di affrontare il tema del significato dell’anima  (Psiche in greco significa proprio Anima) e dell’evoluzione di essa nella spiritualità, nella cultura e nella filosofia occidentale.
La Mostra è organizzata molto bene, complice la stupenda location. Tramite luci e musiche si crea un’atmosfera suggestiva, che riesce ad isolare il visitatore nel tempo e nello spazio.
La storia di Amore e Pische è raccontata poco alla volta nelle varie stanze, ed è “spiegata” con commenti  molto chiari (cosa rara nelle mostre, ove spesso i commenti sono comprensibili solo agli addetti ai lavori, mentre l’Arte e la Cultura devono essere accessibili all’evoluzione di tutti).



Palazzo Barolo, via delle Orfane 7 Torino



Le stanze a loro volta sono suddivise in base alle tematiche:
-la tematica della bellezza e la connessa invidia,
-il tema della coscienza femminile e della ribellione alla società patriarcale,
-il tema della scelta, del conflitto interiore, e il conflitto uomo/donna,
-il tema dell’abbandono,
-il tema del viaggio, della ricerca, delle prove della vita
- il tema del sonno e della morte,
-infine il trionfo dell’Amore.       




Canova Amore e Psiche



Queste tematiche sono accompagnate da opere d’arte di gran pregio: gessi del  Canova; opere scultoree di Salvador Dalì, tele di Tamara De Lempicka


Salvador Dalì Space Venus



Molto in sintesi la storia di Amore e Psiche si può così descrivere:

Ambientazione: antica Grecia, meglio ancora mitologia greca, sebbene Apuleio sia uno scrittore romano del secolo II d. C.

Psiche è una ragazza molto bella, la terza di tre sorelle, talmente bella da suscitare non solo l’invidia delle sue sorelle ma anche di Afrodite, dea della bellezza.
Pur essendo umana e non divina Psiche è bellissima e provoca le ire della Dea, che chiede al figlio Eros, Dio dell’Amore di far piombare sulla ragazza una terribile maledizione: non troverà mai marito, se non un vecchio storpio, e non conoscerà l’amore.


Tuttavia Eros disobbedisce all’ordine della madre  e porta la ragazza a vivere con sé in un magnifico Palazzo, avvertendola però che non potrà mai vedere il suo volto. I due amanti potranno vedersi solo nell’oscurità, altrimenti l’incantesimo svanirà.
Tuttavia la ragazza, proprio nel momento in cui è gravida dell’erede divino di Amore, spinta dalle sorelle (tema dell’invidia, ma non solo, tema anche della ribellione della donna alle imposizioni dell’uomo) e spinta da curiosità, durante la notte, scopre il volto di Amore, scottandolo con l’olio bollente della lanterna.


A questo punto Amore, che già aveva disobbedito all’ ordine della madre, è costretto ad abbandonare Psiche, che, innamorata, vagherà per cercarlo a lungo, tentando anche il suicidio disperata e salvata dal Dio Pan.
Stremata si rivolgerà a Venere, che indignata (anche perché non vuole diventare nonna così giovane) sottopone Psiche a tre prove difficilissime.
Il viaggio è la metafora del viaggio interiore e le prove sono la metafora delle difficoltà e delle lotte della vita, nelle quali si trova sempre un essere offertoci dalla benevolenza dell’Universo disposto ad aiutarci e a tenderci la mano.



Psiche supera le tre prove e arriva alla prova più difficile, la discesa negli inferi per catturare la bellezza di Proserpina (dea dell’Ade)  e qui ancora una volta viene sopraffatta dalla sua stessa curiosità. Supera la prova ma apre la scatola contenente il segreto della bellezza di Proserpina e piomba in un sonno eterno.


La discesa agli inferi è il simbolo dei fallimenti della vita.

Il sonno eterno ricorda quello di Giulietta di Shakespeare  e di Biancaneve della celebre fiaba di Walt Disney.


E così. Eros, tenuto prigioniero dalla madre, scappa e salva l’amata, che attraverso le prove e i fallimenti ha dimostrato il suo amore.
I due verranno uniti in matrimonio da Giove.

Al di là della vicenda molto arziglogolata e molto bella e qui sintetizzata, sono molto interessanti le metafore e gli insegnamenti, e la mostra mette tutto bene in evidenza.
Il significato della favola è la  redenzione dell' anima attraverso l'amore.
Solo con l’amore l' anima si stacca dal corporale e si eleva al divino.
L’amore è prima di tutto unione delle Anime.
Questa è le sintesi di una tematica molto complessa  che  parte dalla favola di Apuleio ,per essere  sviluppata nella nostra cultura da Dante ( Beatrice)  Shakespeare,  fino ad arrivare all’eterno femmineo di Faust 


Canova Amore e Psiche gesso
copyright Miriam Caputo

immagini tratte dal web

venerdì 5 aprile 2013

Un uomo che aveva capito tutto della vita




E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.

non c'è altro modo
e non c'è mai stato.

Charles Bukowski





Per questo lo adoro! Odio chi mi chiede come hai fatto a scrivere un libro? E poi mi dice: Piacerebbe anche a me... (domanda nella migliore delle ipotesi stupida, nella peggiore insinuante e invidiosa) Li ho defenestrati dalla mia vita quelli così ,perchè  non mi piacciono le persone che calcolano, specialmente gli artisti o presunti tali che calcolano, la scrittura come tutta l'arte e la creatività ti deve venire dalle viscere (miriam C.)







lunedì 1 aprile 2013

Una favola moderna ©

"Si sente lontana da lì in uno spazio che non saprebbe ben definire, almeno non a parole e le sembra di dipingere un quadro con il suo corpo, con le braccia, con le gambe, con il busto, si sente sospesa..." (©  Miriam Caputo)
da "una favola moderna" racconto contro ogni tecnicismo e a favore della passione, dalla raccolta di racconti "La ragazza dagli occhi grandi" 

di Miriam Caputo ©  tutti i diritti riservati



Link per l'acquisto : http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=889552
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Il gatto Blanche ©

"... si aspetta che da un giorno all’altro il gatto persiano bianco gli parli, gli decanti qualcosa, se non un monologo, almeno una barzelletta. Ma per oggi nulla, sono le diciotto e Blanche va solo su e giù sul cornicione, ogni tanto si arresta e si guarda attorno, con i suoi occhietti azzurri, luminosi e penetranti" (© Miriam Caputo dalla raccolta di racconti "La ragazza dagli occhi grandi")



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immagine tratta dal web






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